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Danilo Dolci
Racconti siciliani
Una raccolta di racconti in cui scorre la storia del Sud: il feudo e la riforma agraria, i morti ammazzati, gli sbirri nemici, la malattia, la miseria. Voci, vite vissute, storie vere dalla penna di un poeta.
Postfazione di
Giuseppe Barone
Con uno scritto di Carlo Levi
428 pagine 14.00 Euro ISBN 88-389-2307-8
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«Questo libro comprende alcuni racconti più significativi che ho raccolto dal 1952 al 1960 tra la povera gente di quella parte della Sicilia in cui operiamo. Ho scelto i meglio leggibili badando a non sforbiciare liricizzando, temendo soprattutto che la scoperta critica, il fondo delle reazioni di chi legge, rischino di dissolversi in godimento estetico: tanto sono espressive, belle direi, alcune di queste voci». Forse è tempo di una renaissance di Danilo Dolci, della sua lezione di metodo, dopo la clamorosa attenzione risvegliata nei suoi contemporanei e la parziale dimenticanza degli ultimi anni. Fu infatti, per la questione sociale in Italia, un uomo di svolta epocale, un Gandhi italiano, essendo riuscito a inserire tra lindifferenza delle classi dirigenti e leconomicismo prevalente delle lotte sindacali, il cuneo della denuncia pacifista, fatta di resistenza passiva, di pratica dellobiettivo, di scioperi alla rovescia, di digiuni collettivi, di fusione dei diritti sociali nei diritti umani. Un acuto pungolo che spinse i migliori intellettuali italiani e gran parte del giornalismo a guardare finalmente al mondo degli ultimi, e costrinse lopinione pubblica delle classi dirigenti a prenderne atto. Partiva dal presupposto, arduo allora come oggi, che per conoscere i poveri bisognasse vivere come loro, condividerne i bisogni materiali e la condizione spirituale; e che per far conoscere i poveri bisognasse render loro la voce. Era ciò che chiamava «linchiesta»: la bocca dei piccoli che parla. E fece scoprire, come spiegava Carlo Levi nel brano riportato a introduzione del volume, «la forza dei piccoli: limmensa energia che si libera nel momento stesso in cui lesistenza si realizza per la prima volta e prende, per la prima volta, coscienza di sé». Sono «inchiesta» questi racconti. Voci, vite vissute. Esse coprono tutto il ventaglio della stratificazione sociale della Sicilia arretrata di allora, dal cacciatore raccoglitore di conigli anguille e verdure, allultima principessa; e ci giungono in prima persona con effetto straniante dallestremo lembo di un interminabile feudalesimo sul punto di fuoriuscire dalla storia. Documento di un passato prossimo inverosimile. Ma offrono anche il piacere letterario dellopera di un poeta, quale Dolci era, che, per quanto tema lo smarrimento del lettore «in godimento estetico», non riesce a non soffermarsi beatamente nellincanto di personaggi che sanno rappresentare il dolore di storie vissute in sogni magnifici di armonia con il tutto.
Danilo Dolci (Sesana, 1924-Trappeto, 1997), dopo lesperienza di Nomadelfia, «la città dove la fraternità è legge», venne a Trappeto vicino a Trapani, iniziando uninstancabile attività di animazione sociale. Tra le sue opere: Inchiesta a Palermo (1957), Spreco (1960), La struttura maieutica e levolverci (1996). Con questa casa editrice, Banditi a Partinico (2009).
Altri titoli in catalogo.
Banditi a Partinico
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