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«Baarìa è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arrugginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica. di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi. Baarìa è anche il nome di un paese siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Ma percorrendola avanti ed indietro per anni, puoi imparare ciò che il mondo intero non saprà mai insegnarti».
Tutto il secolo scorso, il Novecento, dagli anni Venti alla fine, compreso in un sogno o nella corsa di un bambino che vola per guadagnare venti lire: e in questo tempo scorre la vita di un paese siciliano lungo tre generazioni di poveri, poetici personaggi, dai nonni ai nipoti. Ma soprattutto è la storia di Peppino e di Mannina; storia damore e di lotta per la vita che funziona da filtro ottico di tutta una vicenda corale. Una narrazione collettiva, una pittura che prende centinaia di figure, come i quadri di Renato Guttuso, come le poesie di Ignazio Buttitta, ciascuna illuminata dumanità e di ironia, e interpretata più dal lato dellidillio, della commedia, che non dellepica. Una sceneggiatura non può includere intera lemozione data da un film, ma leggere questa del film più sentito di Giuseppe Tornatore, mentre esce contemporaneamente nelle sale cinematografiche, offre la possibilità ulteriore di rintracciare alla fonte un senso più intimo, unintenzione più autentica. Quella forse di rappresentare la trama fondamentale della storia di un terra: che è sintetizzabile nelle immagini del conflitto perenne tra la qualità umana delle persone contro la testarda immutabilità sociale. Vite che, in Sicilia, per le generazioni del Novecento, si riscattavano sempre riversando le storie private di dignità e coraggio, senza rotture di continuità, nellimpegno politico e civile: contro lagrario, contro il fascismo, per la terra, contro la mafia, e in una misura e con una frequenza molto maggiore di quanto si pensi. Una lotta che tanto più si presta allumorismo e alla nostalgia nel raccontarla, con la penna e sullo schermo, quanto più è stata nella realtà difficile, tormentata e apparentemente vana.
Nato a Bagheria, Giuseppe Tornatore (1956) esordisce nel cinema con Il camorrista del 1986. Il pieno riconoscimento internazionale giunge con Nuovo Cinema Paradiso, del 1988, di cui è anche soggettista e sceneggiatore, premio Oscar 1990 per il miglior film straniero. Sono seguiti altri film di successo, distribuiti a livello mondiale.
Altri titoli in catalogo.
Nuovo Cinema Paradiso
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