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Herta Müller
Lo sguardo estraneo
«Penso che la letteratura nasca sempre da un vulnus, da una ferita, ed esiste una letteratura nella quale l'autore non sceglie il soggetto ma questo gli viene imposto dalla vita. Non sono la sola» «Penso che la letteratura nasca sempre da un vulnus, da una ferita, ed esiste una letteratura nella quale l'autore non sceglie il soggetto ma questo gli viene imposto dalla vita. Non sono la sola» (Herta Müller, Premio Nobel per la Letteratura 2009).
Traduzione di Mario Rubino
Nota di Adriano Sofri
72 pagine 9.00 Euro ISBN 88-389-2466-X
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«Luomo dei servizi segreti lascia cadere la sua sentenza incongrua: "gli incidenti stradali possono capitare". Allindomani la bicicletta e Herta sono investite. Lei non andrà più in bicicletta, i campi e le strade non le scorreranno più accanto e sotto. È solo il primo episodio di un racconto che intende esemplificare linsediarsi dellaltro sguardo estraneo, quello della paura e della vigilanza: poi vengono gli episodi ulteriori, lustione ai capelli, ladescamento dei profumi, le perquisizioni domestiche. Ma è anche, non so quanto deliberata, la metafora di un modo perduto dessere, e dunque di pensare e raccontare e scrivere, in cui le cose scorrono, si succedono luna allaltra piacevolmente e logicamente, seguono una musica continua. La scrittura di Herta è, al contrario, rotta e slegata (slegato è aggettivo decisivo, in lei), e non solo la scrittura, ma lesistenza intera, le notti e i giorni. Sul suo spartito, il tempo è spezzato. Lo sguardo estraneo, nella varietà di nomi che lhanno definito, è una solida categoria della letteratura e delle arti in genere: la battaglia di Waterloo vista con gli occhi di una cavalla ferita a morte, o il genere umano con quelli del vecchio trottatore pezzato Cholstomer, fino allEffetto di straniamento teorizzato e praticato dal teatro di Brecht. Herta M. tiene ad avvertire che il "suo" sguardo estraneo non ha a che fare con la scrittura, viene prima e senza di essa, appartiene alla superstite di Buchenwald come a sua madre deportata in un campo sovietico, può tradursi nel rapporto con la scrittura come in quello con una patata. Dietro la contestazione letteraria si sente qui la simpatia solidale con un destino umano, con i propri simili, tutti coloro che i fasti passati presenti – presentissimi – e futuri dei totalitarismi costringono a guardare il mondo per guardarsi dal mondo, dalla minaccia che non li abbandona mai e si insinua nel loro intimo. Herta M. è nata nella Romania di Timifl, lantico Banato svevo. Il regime nazional-comunista oppresse brutalmente le minoranze, ungheresi transilvani, rom, tedeschi... Il padre di Herta M. era stato membro delle SS. Sua madre fu deportata in Ucraina, nellUrss staliniana, dal 1945 al 1950. Herta ha dunque sperimentato la doppia persecuzione dellappartenenza a una minoranza – che sentiva oltretutto chiusa e sordida – e della sudditanza a una dittatura. È migrata in Germania nel 1987». Dalla Nota di Adriano Sofri
Nata nel 1953 a Niţchidorf, nella regione del Banato svevo passata alla Romania dopo la Seconda guerra mondiale, ha lavorato come traduttrice e insegnante. Nel 1987 è emigrata a Berlino dove tuttora vive. Nel 2009 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, con la seguente motivazione: «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati». Fra le sue opere sono state pubblicate in italiano: Bassure, Il paese delle prugne verdi, In viaggio su una gamba sola e, con questa casa editrice, Cristina e il suo doppio (2010).
Altri titoli in catalogo.
Cristina e il suo doppio
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