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Scrivere delle miriadi di episodi microscopici che fanno una battaglia, senza cadere nell'elencazione futile; suscitare l'omaggio per il gesto eroico, il sentimento di deprecazione per l'inumanità e la viltà, senza varcare il confine della retorica; illustrare, senza noia, la questione tecnica e strategica per non perdere la visione di insieme; restare dentro l'universo ristretto della guerra e dentro la sua logica tremenda, mantenendo la distanza critica dal cinico bellicismo: è l'arte rara e preziosa della cronaca di guerra. Gian Carlo Fusco la possedeva magnificamente. Le sue cronache di guerra - il precedente Guerra d'Albania e questo La lunga marcia sulla micidiale campagna di Russia - sono documenti e racconti, avventurosi e storicamente veritieri, commoventi e divertenti, necessari alla memoria e avvincenti. Negli anni Sessanta, quando furono scritti, crearono un vero genere letterario, durato in Italia quanto la vena, ardita e anticonformista, del suo creatore. In parte era il gusto per la lealtà maschile e per l'etica dei duri; in parte la capacità di scrittura raffinatissima e facile, senza mai una levitazione magniloquente o una caduta scurrile; in parte la sua competenza in quella che una volta si chiamava «critica di guerra»; in parte era la convinzione, derivata dalla sua personale esperienza della dittatura e della guerra: che fosse il fascismo, la mediocrità e la scarsa moralità dei suoi capi, il principale responsabile della fama disonorevole degli italiani in guerra, tenuti come privi di amor di patria e inclini alla fellonia. Ma soprattutto l'inconfondibile senso di umanità che attraversa ogni pagina di Fusco, amaro ironico e indulgente, sempre consapevole di essere un osservatore divertito di cose destinate a passare veloci: tutte tranne le crudeltà. «Attraverso le cronache del disastro delle nostre truppe nelle inospitali terre del socialismo reale - scrive Beppe Benvenuto nella Nota critica e biografica -, e soprattutto nel racconto delle "tormentose avanzate d'arretramento", Gian Carlo dà il meglio mescolando cronache militari di una campagna impossibile, quadri viventi e intensi di singoli spezzoni di guerra, grande politica e inarrestabile disfacimento del fascismo e del suo Duce».
Gian Carlo Fusco (La Spezia, 1915-Roma, 1984), scrittore e giornalista (al «Mondo», «Europeo», «Giorno», «Cronache»), durante la sua vita ha praticato mestieri di ogni tipo, alcuni forse immaginari (dal boy al boxeur, al duro, all'attore cinematografico). Ha scritto tra l'altro, Duri a Marsiglia e una rievocazione del mondo delle case chiuse, Quando l'Italia tollerava (ripubblicato nel 1995). Questa casa editrice ha pubblicato Le rose del ventennio (2000), Guerra d'Albania (2001), Gli indesiderabili (2003), L'Italia al dente (2002), A Roma con Bubù (2005), Mussolini e le donne (2006), Papa Giovanni (2006) e La Legione straniera (2008).
Altri titoli in catalogo.
Le rose del ventennio
Guerra d'Albania
L'Italia al dente
Gli indesiderabili
A Roma con Bubù
Mussolini e le donne
Papa Giovanni
La Legione straniera
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