Il viaggio e la metamorfosi di Antonio de Erauso, personaggio storico quasi leggendario, nato donna alla fine del Cinquecento. Da monaca a marinaio, poi soldato, conquistador, traditore e fuggiasco. Attraverso la sua indagine sull’identità, la storia e la resistenza, Cabezón Cámara dà vita a un racconto che non è soltanto inclusivo, ma soprattutto redentivo.
Antonio de Erauso, personaggio storico quasi leggendario, era nato donna alla fine del Cinquecento. Si chiamava Catalina, una vita da novizia in un convento basco fino alla fuga da un destino soffocante per raggiungere il Nuovo Mondo come uomo. Il suo è un viaggio e una metamorfosi, prima da monaca a marinaio, poi soldato, conquistador, traditore e fuggiasco. Nascosto nella foresta con due bambine del popolo Guaraní che ha salvato dalla furia dello stesso capitano spagnolo che lo insegue, ha trovato rifugio accanto a un piccolo branco di animali, una giumenta, due scimmie, un puledro e una cagna rossa, una fragile comunità. Da qui scrive una lunga lettera alla zia priora narrando le sue avventure e i suoi peccati, mentre le bambine lo incalzano con domande sul mondo, sul desiderio, sulla violenza che le spinge a nascondersi. Il loro sguardo lo esorta a rivelarsi, a interrogarsi, a dissolvere la sua identità nella natura, a cercare una libertà che forse ancora non esiste.
Le bambine dell’aranceto è solo nominalmente un’opera di narrativa storica, intessuta di realismo e surrealismo. È soprattutto una bruciante critica degli echi coloniali della modernità che rinascono e si rinnovano: il riemergere delle ideologie suprematiste, la cancellazione culturale, l’oppressione di genere. Attraverso la sua indagine sull’identità, la storia e la resistenza, Cabezón Cámara dà vita a un racconto che non è soltanto inclusivo, ma soprattutto redentivo, un’opera radicata nella ricchezza del linguaggio, nella bellezza del mondo naturale e nel potere della narrazione di restituire ciò che la storia tenta di cancellare. Il romanzo di Cabezón Cámara unisce femminismo, critica sociale e sperimentazione linguistica, reinventa generi e miti fondativi, forgia un romanzo dal doppio registro, epistolare e panoramico, intimo e distaccato, umano e quasi animale, un’opera che è capace di inventare una nuova grammatica dell’amore, in cui una immaginazione alla Miyazaki, i rosari in latino, i canti in basco e le parole della lingua guaraní restituiscono una speranza al futuro.
29 Settembre 2026
La memoria n. 1391
296 pagine
EAN 9788838950421
In libreria dal: 29 Settembre 2026Gabriela Cabezón Cámara (San Isidro, 1968) ha esordito nel 2009 con La Virgen Cabeza e ha pubblicato romanzi che reinterpretano la tradizione gauchesca da una prospettiva femminista e queer. Con Le bambine dell’aranceto ha vinto prestigiosi riconoscimenti, fra cui il Premio Ciutat de Barcelona e il National Book Award, confermandosi come una delle voci più originali e influenti della contemporanea letteratura latino-americana. Sellerio nel 1991 ha pubblicato Storia della monaca alfiere scritta da lei medesima, l’autobiografia di Antonio de Erauso.