Le notizie dall’Ucraina e il ricordo dei drammi del Novecento pervadono l'Hotel Chopin. Con gli ospiti, rifugiati ucraini, con i loro ricordi e con i loro livelli di esperienza, l’autore interseca discorsi ascoltandone i racconti. Passato e presente, morte e vita, sogni e amare delusioni, fantastico e reale si sovrappongono e confondono come i tanti artisti e scrittori che Cataluccio, straordinario cultore del mondo slavo, ha conosciuto nella sua vita o nelle pagine dei libri, permettendoci di attraversare confini, epoche e avvenimenti in un mosaico storico e culturale di quel pezzo di Europa scenario di una catastrofica guerra tra mondi, che tale continua ad essere.
Questa è la tragicomica storia di un bizzarro furbetto che a Venezia si mise a trafficare colori sottobanco, dopo che la Comunità europea, un decennio fa, ne proibì alcuni perché tossici. Li produceva in Ucraina. L’invasione del paese da parte dei russi rese impossibile la continuazione del lavoro. Ma, dopo un anno di silenzio, i barattoli dei colori senza etichette ricominciarono ad arrivare, da Varsavia. E là si dirige l’autore in macchina per tentare, con pochissimi indizi, di trovare chi avesse misteriosamente ripreso a produrli. Ma per strada sale a bordo uno strano autostoppista: un grosso gatto, di nome Serapione, dotato di voce umana e natura demoniaca, intelligente e sbruffone, incredibilmente imparentato con tutti i gatti della lettera tura. In un continuo alternarsi di risse verbali e trabocchetti, stabiliranno la loro base d’azione nell’Hotel Chopin di Varsavia, dove per cercare i colori finiscono per accostarsi sempre più al buio.
Le notizie dall’Ucraina e il ricordo dei drammi del Novecento pervadono quell’albergo, dove il miele scorre giù dal tetto e una donna svolazza per le stanze a cavalcioni di un pesce. Con gli ospiti, rifugiati ucraini, con i loro ricordi e con i loro livelli di esperienza, l’autore interseca discorsi ascoltandone i racconti. Ma è l’immaginario convegno di poeti russi estinti, che dibatte di poesia e guerra, che rende il libro singolare: Bulgakov, Kundera, Dostoevskij, Blok, Brodskij, sono lì, veri e propri personaggi che conversano, commentano, litigano.
Passato e presente, morte e vita, sogni e amare delusioni, fantastico e reale si sovrappongono e confondono come i tanti artisti e scrittori che Cataluccio, straordinario cultore del mondo slavo, ha conosciuto nella sua vita o nelle pagine dei libri, permettendoci di attraversare confini, epoche e avvenimenti in un mosaico storico e culturale di quel pezzo di Europa scenario di una catastrofica guerra tra mondi, che tale continua ad essere.
21 Aprile 2026
La memoria n. 1376
216 pagine
EAN 9788838949722
In libreria dal: 21 Aprile 2026Francesco M. Cataluccio ha studiato filosofia a Firenze, letteratura e storia dell’arte a Varsavia. Si occupa dei programmi culturali di Frigoriferi Milanesi. Scrive, in forma digitale, sul «Post», «Engramma» e «doppiozero». Ha curato le edizioni italiane delle opere di Witold Gombrowicz e Bruno Schulz. Ha scritto: Immaturità. La malattia del nostro tempo (2004) e Che fine faranno i libri? (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato: Vado a vedere se di là è meglio. Quasi un breviario mitteleuropeo (2010, Premio Dessì per la letteratura), Chernobyl (2011), L’ambaradan delle quisquiglie (2012), La memoria degli Uffizi (2013) e Hotel Chopin (2026).
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