La prima volta che siamo stati bianchi

La prima volta che siamo stati bianchi

Nel 1975, poco più che ventenne, l’autrice si ritrovò a far parte di una spedizione nel Dahomey, oggi Benin, per girare un film documentario sulla cultura vudu. Il racconto di quella straordinaria esperienza, in un resoconto che combina magistralmente il racconto di viaggio e l’osservazione antropologica.

«La lettera veniva da un piccolo paese sul golfo di Guinea, nell’Africa Occidentale, dalla strana forma di chiave o di mazza, il Dahomey. I segreti che il mittente si diceva pronto a rivelare erano quelli della religione vudu, nata proprio lì e portata dagli schiavi in Brasile e ad Haiti. Dopo aver ricevuto la lettera, Ascanio si era precipitato in Dahomey a verificare le intenzioni dichiarate, accompagnato da Ulisse. Non era stato difficile convincerlo, l’amico aveva colto al volo la grande occasione di un documentario sul vudu, una religione che solo a pronunciare la parola, con tutte quelle u che ricordavano il verso di un uccello notturno, evocava mistero, poteri magici, foschi fantasmi; un film, come preferiva chiamarlo Ulisse, memorabile, mai girato prima».

Nel 1975, poco più che ventenne, l’autrice si ritrovò a far parte di una spedizione nel Dahomey, oggi Benin, per girare un film documentario sulla cultura vudu. Era stato il re Aho René Glélé in persona, erede della monarchia decaduta e capo vodun, a invitare la troupe a documentare la magia dell’Africa, le divinità, la medicina, i miti. Questo libro è il racconto di quella straordinaria esperienza, in una terra fuori dal tempo, tra dinastie in lotta, sacrifici rituali, miracoli e imbroglioni, e dove la ferita del colonialismo sanguina ancora. Un resoconto in cui lo sguardo di Maria Pace Ottieri combina magistralmente il racconto di viaggio e l’osservazione antropologica.

24 Marzo 2026

Il divano n. 351

408 pagine

EAN 9788838949371

In libreria dal: 24 Marzo 2026

Autore

Maria Pace Ottieri è giornalista e scrittrice, autrice tra gli altri di Quando sei nato non puoi più nasconderti, da cui l’omonimo film di Marco Tullio Giordana.

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